Nuove professioni: diventare Influencer

Nel XXI secolo le professioni sono in continuo sviluppo. In questi periodi si legge sempre più spesso di una nuova attività digitale che sta prendendo piede: l’influencer.

Chi sono e cosa fanno?

Sono individui con un seguito di pubblico più o meno ampio che hanno la capacità di influenzare i comportamenti di acquisto dei consumatori in ragione del loro carisma e della loro autorevolezza rispetto a determinate tematiche o aree di interesse. Quello che fa la differenza è il loro alto potenziale relazionale e una forte reputazione. Quest’ultima deriva dal loro elevato grado di interesse e di conoscenza di un determinato argomento (moda, viaggi,.ecc). Il fatto di essere considerato “neutrale” rispetto ai portatori di interesse del settore (promoter, Pr,.ecc) ne fa l’arma vincente

Applicazione principale

L’applicazione per eccellenza è una: Instagram. Che a differenza di Facebook e Twitter dove quello che conta è lo scritto, conta la fotografia. Perché come si dice: conta più un immagine di mille parole. Però occorre farlo e bene, perché qua ha successo chi fa una bella foto, con gusto. Ma non solo. Si deve saper mettere anche la didascalia e l’hashtag giusti. Ossia, come dicono gli esperti del settore, creare l’engagment. In Instagram si cresce con mi piace dopo mi piace. Il segreto è la costanza e l’essere autentico . E il dimostrare continuamente che se si è presente su un Social, si è anche in grado di starci. In sostanza è la cartina di tornasole con cui oggi si misura la popolarità in Rete. Iscriversi a Instagram è una sciocchezza, ma diventare come Chiara Ferragni (blogger da quasi 11 milioni di follower e 10 milioni di euro di fatturato annuo) è tutta un’altra storia. Instagram, conta 800 milioni di utenti attivi nel mondo, di cui 14 milioni in Italia. La fascia di età più impattata è dai 19 ai 24 anni.

Nuove applicazioni

Anche il colosso Facebook si è attrezzato. Infatti il 17 Novembre ha lanciato Facebook Creator, che offre agli influencer una applicazione ad hoc per questo. Questo fa sì che il tempo impiegato nel Social passi da tempo sprecato a ben speso. L’applicazione è stata lanciata in tutto il mondo su iOS, con la versione Android pianificata per i prossimi mesi. Qualsiasi profilo o pagina può scaricare Creator. Questo serve per accedere ai tools di incremento ed engagement dei fans. L’App ha quattro caratteristiche fondamentali: Live Creative Kit, Caselle di posta unificate, Stories e Facebook, Camera Analytics che si consiglia di approfondire sul web in quanto interessanti per sviluppare la professione di influencer.

Si impara non si improvvisa

Non ci si improvvisa influencer. Chi vuole farlo come professione deve applicarsi. Motivo per cui da Torino è partito #RoundAcademy, il primo corso in Italia per diventare Instagram Influencer. Le menti dietro il corso torinese sono di RoundAbout, (primo sito nel suo genere in Italia) che mette in contatto gli influencer con le aziende locali, e il seguitissimo blog Le Strade di Torino, primo influencer della città. Dieci lezioni (gratuite) con cadenza mensile. Iniziato il 21 ottobre, insegna i trucchi del mestiere e i segreti della brand identity. Il programma delle lezioni prevede corsi di fotografia, storytelling, comunicazione con i brand e interazioni con la community. Insegneranno le fondatrici di Le Strade di Torino, Jehanne Oostra, Monica Pianosi, Ilaria Di Lecce e Antonio Montemurro, ideatori di RoundAbout.

Marketing e non solo

Dunque il ricorso a questa figura ha sempre più successo: molti sono gli influencer scelti in base alla propria sfera di influenza che mostrano sostegno o approvazione (endorsement) per determinati brand, generando un effetto pubblicitario, ma senza palesare la finalità commerciale della comunicazione. Questi, inoltre agli occhi dei consumatori, presentano una maggiore credibilità rispetto alle figure professionali normalmente impiegate dall’impresa per promuovere i propri prodotti. Tuttavia bisogna stare attenti a non sconfinare nella pubblicità occulta. A tal riguardo l’AgCom (Autorità per le garanzie nelle comunicazioni) ha chiesto che i post di sponsorizzazioni siano ben riconoscibili con gli hashtag #pubblicità, #sponsorizzato, #advertising, #inserzioneapagamento, in modo da evitare la pubblicità occulta. In quanto l’Antitrust a luglio ha inviato delle lettere di “moral suasion” a vip e aziende specificando che “la pubblicità deve essere sempre trasparente”
Insomma volete diventare i nuovi Gianluca Vacchi, Chiara Ferragni o Mariano Di Vaio? Sarà molto arduo, però provare non costa nulla.

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